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domenica 12 febbraio 2012

Atene

Atene: la culla della Democrazia rischia di diventarne la tomba. Gli ateniesi la vollero armata, Pallade, dalla testa ai piedi, come una profezia, come a ricordarle che si sarebbe dovuta difendere con unghie e denti. Ma tutte quelle armi non basteranno.

Poi toccherà alla Spagna, all'Irlanda, al Portogalla, all'Italia.
Poi alla Francia e alla Germania.
Alla fine il mostro ingoierà sé stesso.

Saremo più poveri sia materialmente che spiritualmente, vedremo il nostro futuro dissolversi piano piano, diventeremo - se cossì si può dire - tutti un po' meno esseri umani.

Tante le domande che mi premono: ce la faremo? Resisteremo? Rinasceremo? Capiremo mai quanto grande sia stata la responsabilità di chi ci ha privato della nostra sovranità gettandoci nella spirale perversa della totale finanziarizzazione della nostra economia? Capiremo che quello che abbiamo subito - come la Grecia, del resto - è stato un vero e proprio colpo di Stato, mentre tante, troppe voci plaudevano all'enorme "responsabilità" e "senso delle istituzioni" di chi tirava il cappio attorno al nostro collo?

mercoledì 12 marzo 2008

Qualche parola intelligente

In questi giorni di campagna elettorale, quando i due gelatai di Italia si sfidano a colpi di sondaggio ed emerge sconcertante il vuoto esistenziale della politica nostrana, c'è un uomo politico che ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno. Di seguito è riportato un suo recente intervento in una trasmissione televisiva italiana: vediamo chi indovinerà per primo di chi si tratta. Si può non concordare al 100% ma - diciamoci la verità - le cose stanno proprio come le descrive il politico misterioso (che, per inciso, non voterò alle prossime elezioni, militando questi in uno dei partiti da me ritenuti invotabili). Buona lettura!

Il fantasma (della povertà, ndGiulio) è arrivato ed è un fantasma che fa paura [...] Credo che quello che sta succedendo sui posti di lavoro sia anche il prodotto di quella che si è chiamata globalizzazione. Cioè dire - e ancora adesso girano, nelle nostre università, sui giornali nella politica, dei pazzi che ti dicono “ci vuole più com-pe-ti-ti-vi-tà”. La competitività, la velocità, la violenza dei processi... non che devi pensare ad un mondo di sogno, ma magari ad un mondo com’era prima, meno spinto, meno fanatizzato dal dogma del mercato. La paura ce l’hanno gli anziani che vanno al supermercato e non hanno i soldi per fare la spesa.Noi viviamo in un mondo all’incontrario: in un mondo in cui il superfluo costa meno del necessario. Puoi andare a Londra con 20 dollari ma non fai una spesa al supermercato con 20 euro. Questo è il punto. La paura riguarda le famiglie che hanno la vita mangiata dai mutui. Sta arrivando una grande crisi. [...] C’è una crisi della globalizzazione. Si è piantata [...] a partire dalla fine degli anni ‘90 e poi in questo secolo, un gruppo di - diciamo di illuminati, banchieri diventati statisti, politici diventati pensatori economici, falsi profeti - hanno predicato i benefici, il mito del XXI secolo, la globalizzazione, la cornucopia, l’età dell’oro. Tutto si è basato sulla divisione, prima, del mondo in due parti: l’Asia produttrice di merci a basso costo e l’Occidente, l’America, importatore di queste merci a debito. Tutto è stato messo in piedi con la tecnofinanza, con le banche che non hanno fatto più il mestiere antico che sempre hanno fatto le banche: prendere denaro sulla fiducia e prestare denaro a proprio rischio. Hanno impacchettato i prodotti e li hanno venduti, ceduti a terzi. Il meccanismo della tecnofinanza che ha finanziato la globalizzazione è saltato. Non solo: non ha funzionato in sé: non potevi fermare il mondo, ma non eri autorizzato a - solo dei pazzi illuminati, se vuole le dico i nomi italiani ma è meglio di no, hanno pensato che, governando gli anni novanta e poi dopo, che il mondo potesse essere forzato… Le dico un’ultima cosa. Quando arrivano gli americani nel ‘45 e portano la penicillina, con la penicillina guariscono tutti di colpo. Adesso come adesso, con la penicillina ci fai poco: servono gli antibiotici. Tutti questi illuminati che governano l’economia, hanno gestito la crisi che c’è e che ci sarà, che continua, si aggrava e contagia, l’hanno gestita con gli strumenti vecchi, e cioè a dire con la riduzione dei tassi d’interesse, con le iniezioni di liquidità. Non reagisce l’organismo, anzi: sta ancora peggio. E’ cambiato il mondo, deve cambiare il governo del mondo. Noi pensiamo alcune cose per l’Italia, ma pensiamo che se il disastro è globale, la politica non può essere più locale. Noi pensiamo ad un nuovo accordo tra i grandi Paesi del mondo. Bretton Woods fu nel ‘44; va rifatto. Ci vuole una nuova Bretton Woods.

domenica 4 novembre 2007

Addio don Oreste

Ho conosciuto don Oreste diversi anni fa, non ricordo nemmeno quanti. Ero un sedicenne superficiale e problematico, come e forse più degli altri. L'ho rivisto diverse volte, ho avuto la fortuna di parlarci quando venne qui in Ascoli per una conferenza. Ho avuto la fortuna - grazie soprattutto a Gigi, Fede, ed altri amici che non vedo da tanto - di toccare con mano la sua opera, la sua stessa vita, interamente spesa al servizio degli ultimi, dei poveri, delle ragazze sfruttate sulle strade, incurante di procurarsi da mangiare o da vestire: a questo avrebbe pensato Qualcun' altro. Ho visto, tra le altre cose, una fedeltà incondizionata ed una fiducia totale nella Chiesa, capaci di lasciarmi a bocca aperta.

Don Oreste se ne è andato il 2 Novembre scorso. Io ero fuori per alcuni giorni, senza giornali né TV. Mi hanno riferito dell'assordante silenzio dei media, e un po' me ne dispiaccio. Ma credo che a lui non importi nulla.

Ciao don, fai buon viaggio.

venerdì 19 ottobre 2007

Bavaglio

Riccardo Franco Levi è il braccio destro di Prodi. La sua mente geniale ha partorito quel disegno di legge approvato in consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre che prevede che equipara i blog (tipo questo) ed i siti personali a veri e proprio prodotti editoriali. Questo significa iscrizione all'ordine dei giornalisti, ai vari registri delle Autorià (?) delle Comunicazioni, doversi dotare di una casa editrice (??), costi e burocrazia. Questo significa - perdonatemi l'espressione che fa molto 2.0 - depotenziare la blogsfera. Grillo accusa, Levi nega. Il tutto in un clima che conferma i timori nati con i deliri settembrini di Frattini.

Il fatto è che la casta ha paura. Ha paura di una ambiente che si dimostra più attivo del previsto (come nel caso del V-Day organizzato da Beppe Grillo), di un ambiente che si mobilita in tempo reale per denunciare lo scandalo di Italia.it (progetto già miseramente fallito e costato milioni di euro al contribuente), ha paura di una realtà che non riesce a controllare imbrigliando gli attori primari in sotto-caste clientelari piene di yes-men (tipo l'ordine dei giornalisti).


E forse la paura viene anche guardando quello che succede dall'altra parte dell'Atlantico, dove i blog personali e i siti di informazione indipendente hanno la stessa autorevolezza dei grandi media. Negli Stati Uniti Ron Paul, candidato repubblicano alle prossime primarie, è diventato una delle 10 chiavi più ricercate su Technorati (davanti a Paris Hilton, se non erro): questo indica un compatto sostegno da quella blogsfera che è riuscita a non fare eleggere Lieberman alle primarie democratiche del Connecticut. La casta che occupa la Casa Bianca ha paura: anche da quelle parti si parla di misure per limitare la libertà di internet. Evidentemente gli emuli italici hanno ben pensato di fare altrettanto...

Mala tempora...